man dei blu

It was blue Monday 

And I was blue 

Reading about my future 

I saw the white spaces between the symbols

And the colour of the day in the letters

In the numbers in them meaning 

Standing blue 

The word changed my world 

So my world is going to the worst 

My past is smiling loud

To my blue present  

I’m wondering if I had a moment 

That was different from this 

Moment this moment this 

White virgin future you’re fucked 

By this God of the past 

He is died and was one of me 

But different from me like was you

I’m blue and I was blue and I’ll be blue 

And I’m looking for 

And I’m moving my eyes in the nothingness

Fallor ergo sum 

So I’m just loosing my ideas about the illusion 

Is it blue ? Is it white ? Is it black ? 

I’m loosing the idea and I’m looking to a ready-made

I’m so stupid i loose my mind 

I felt in love with the impossible 

It’s blue Monday and I’m alone 

Thinking about you.

I’m stupid like Christmas

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1×1

Per quanto uniti non ci addizioniamo 

Ci moltiplichiamo , implichiamo

Restiamo identici, identitari del proprio sé. 

Andiamo tu ed io come prima che aprile divenisse il mese più crudele
​Insegnami una nuova lingua 

Con la quale riscrivere il passato 

E guardarlo rifiorire attraverso la ragnatela

Di nuove radici 

Insegnami a pronunciare parole 

di diversi suoni e medesimo senso 

Ridiamo degli accenti e dell’incomunicabilità

Donami occhi e gesti 

Ritroviamoci come quando non v’erano parole

Urliamo negli scorci antichi di questa barbarie urbana 

Essere folli e fuori dal tempo convenzionato 

Riconducimi alle lune, ai fiori, alle foglie caduche

Non ho tempo per questi giorni 

Desidero i tuoi occhi ed oasi 

Non voglio essere ricordato 

Desidero l’attimo e nell’attimo te.

Non esisteremo, il pensiero ridicolo 

Fallirà e fallirà ancora 

Lasciami in balia della danza del tuo corpo 

Naufragare nell’agnizione nei tuoi occhi 

Riflessi d’un me in questo stagno 

Che dispare in cerchi concentrici 

Nella continuità di una spirale . 

Il nostro amore è questo impossibile e ridicola 

La bellezza e l’inutile 

Un giorno ci annienteremo 

Ma imparo l’umano 

Qui 

Dove noi restiamo dispari.

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Liponimi

​Al bordo dell’incanto 

Mordendoci le carni 

Sogni confusi d’anime e sospetti 

La luna veste le nostre parole 

Il giorno ne allunga le ombre  

Ho urlato il tuo nome 

I passanti hanno riso 

Volevo sentirmi ridicolo 

Come fissandoti 

Dove non potrei 

Distruggendo ogni passato. 

Su un filo logico 

Pendo il capo 

Il suicidio della mente 

Per averti e confondermi 

Senza pensieri, solo occhi, solo percepire.

Sei qui. Ma mi manchi

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Zwecks

​Maledici me e rinnegami 
Ritornai alle strade ai tetti

Alle case, alla lingua, ai letti 

Sentirsi a casa e a casa fuori luogo

Forse ho perso tutto 

La strada,la casa,la lingua, 

Il tetto, il letto.

Ho capito che so abitare solo degli occhi.

Lei ha pianto sul mio petto

Contro il cuore che ha odiato, 

L’eterno ciclo del ritorno 

Vive di scarti,elicoidale; 

Delle cose sono cambiate. 
Una donna mi ha chiesto del Tevere 

Perché parlava dello Sprea

Ed eravamo sulla Senna 

Ma io negli occhi ho il mare 

E l’ascolto Parlare 

Di come l’arte la seduca

che ogni opera reclami una donna 

Il sesso è il letto del suo discorso 

Credo sia più onesto dirle,

Aspettando il notturno,

Che io so abitare i suoi occhi 

Che il letto del fiume 

È una culla di suicidi,

Lei cosparge l’aria dei sensi dispersi.

L’ho sentita urlare

Strapparmi la pelle con le unghie 

Tra spirali di fumo che sempre mi accompagnano 

Mentre si ripeteva

Echi e chi, chi. Eva.
Le ho detto 

Che io sono gli altri 

Che lei non esiste 

Che tutto ciò che è reale è costruito,

Tornare al sé al so alla solitudine.

I suoi occhi hanno capito 

Il suo corpo come il suo cervello 

Non voleva far altro che sudare.
Non ci conosceremo mai. 

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παρέγκλισις

​Perdemmo la menzogna 

La barbarie ci invase come la notte 

Restai minimo 

Mostrandoci i denti sembravamo ridere 

Fumavano come il cielo nel Novecento 

Confondendo il momento sperando fosse

l’ultimo 

Senza speranza né posteri 

Fissando fissavo la catastrofe

Identitica ad ogni passato 

Ad ogni passo 

Al primo amore  

L’ultimo me  

Nominava come il primo Adamo 

I sogni traditi del senso 

La morte di Dio

ci insegnò la necessità 

di non ambire ad essere 

colui che è

Perdemmo accenti e toni

L’immenso compito 

Fu il monito 

Essere è essere la necessità 

Colui e 

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Saint German and a Liar

Continuavamo a perderci
Nonostante ormai ci fossimo incontrati.
Non restiamo più più più come
I caratteri sulle pagine bianche
vaghi ricordi, la cenere, come raccontarlo.
Tu eri cieca, ricordo, ogni volta che bevevi con me.
Ho pronunciato parole preziose
Che hanno rotto specchi e liberato le disgrazie.
Ho visto il cielo nei fiumi e nei mari stringendoti a me,
Negandomi quando la quotidianità mi sembrava avvicinarsi
Tutti i fallimenti e la mediocrità venivano a galla
Come un me d’estate che non sa né nuotare né affondare.
Ora mi odi come un chiacchiericcio sterile
La misera arte borghese dell’antiborghesia postindustriale
Ci dicevamo in balìa e restavamo tra le fasce di questa bàlia
Che ci ha ingoiato nel suo grande sbadiglio.
La tua sincera follia è morta almeno tre volte ai miei piedi
La mia sincera follia impugna ancora il coltello
E ci sono state altre morti che reclamano il mio nome
ma questo resta un nostro segreto
fino a che un poeta non ti apra il cuore, pronto a mangiarlo.
Ridevamo come solo i poveri sanno fare
Tra le strade costose e le statue ammuffite
Parlavamo così male anche tra noi
Che alla fine ci siamo riusciti a non capirci.
È stata come una promessa
un luccichio che si ponesse davanti ai nostri occhi
che celasse una parte di noi
quella difesa invalicabile come il coma
del tuo uomo che aveva il mio nome
condannato all’immensità delle immagini dalla tua penna
e finiva ripetendomi come chi si riconosce o chi si cerca.
Mi hai detto di scriverti solo il mio disinteresse
Ora che vivi così vicina in questa città ostile
Poggerai la leggerezza del tuo sguardo su milioni di dettagli
E nonostante io li conosca quelli saranno tuoi e senza me.
Nel silenzio gelido di questo pomeriggio il mondo muta
piccole cose mi ricordano il tuo addio
L’inevitabile paradosso che dal cretese si ripete e si rinnova
Tu sai quanto ho pensato alle matematiche
Per ridurre ai minimi termini la chimica
Ma è la filosofia , la filosofia che ha riempito viaggi e notti
Una pagina di Sisifo
conosciamo le nostre condanne.
Ci uccideremo ancora al prossimo incontro
Siamo dannati all’altro.
il momento fu il momento che non fu
e ci fu un momento in cui non fummo in cui il momento era
e c’era un fu che è il momento d’ora e mi suggerisce
la prossima volta a morire sarò io.

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Maison des arts

​Labbra restarono agli angoli della bocca 

come al centro della strada durante un temporale

aspettavamo di ammalarci.

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