παρέγκλισις

​Perdemmo la menzogna 

La barbarie ci invase come la notte 

Restai minimo 

Mostrandoci i denti sembravamo ridere 

Fumavano come il cielo nel Novecento 

Confondendo il momento sperando fosse

l’ultimo 

Senza speranza né posteri 

Fissando fissavo la catastrofe

Identitica ad ogni passato 

Ad ogni passo 

Al primo amore  

L’ultimo me  

Nominava come il primo Adamo 

I sogni traditi del senso 

La morte di Dio

ci insegnò la necessità 

di non ambire ad essere 

colui che è

Perdemmo accenti e toni

L’immenso compito 

Fu il monito 

Essere è essere la necessità 

Colui e 

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Saint German and a Liar

Continuavamo a perderci
Nonostante ormai ci fossimo incontrati.
Non restiamo più più più come
I caratteri sulle pagine bianche
vaghi ricordi, la cenere, come raccontarlo.
Tu eri cieca, ricordo, ogni volta che bevevi con me.
Ho pronunciato parole preziose
Che hanno rotto specchi e liberato le disgrazie.
Ho visto il cielo nei fiumi e nei mari stringendoti a me,
Negandomi quando la quotidianità mi sembrava avvicinarsi
Tutti i fallimenti e la mediocrità venivano a galla
Come un me d’estate che non sa né nuotare né affondare.
Ora mi odi come un chiacchiericcio sterile
La misera arte borghese dell’antiborghesia postindustriale
Ci dicevamo in balìa e restavamo tra le fasce di questa bàlia
Che ci ha ingoiato nel suo grande sbadiglio.
La tua sincera follia è morta almeno tre volte ai miei piedi
La mia sincera follia impugna ancora il coltello
E ci sono state altre morti che reclamano il mio nome
ma questo resta un nostro segreto
fino a che un poeta non ti apra il cuore, pronto a mangiarlo.
Ridevamo come solo i poveri sanno fare
Tra le strade costose e le statue ammuffite
Parlavamo così male anche tra noi
Che alla fine ci siamo riusciti a non capirci.
È stata come una promessa
un luccichio che si ponesse davanti ai nostri occhi
che celasse una parte di noi
quella difesa invalicabile come il coma
del tuo uomo che aveva il mio nome
condannato all’immensità delle immagini dalla tua penna
e finiva ripetendomi come chi si riconosce o chi si cerca.
Mi hai detto di scriverti solo il mio disinteresse
Ora che vivi così vicina in questa città ostile
Poggerai la leggerezza del tuo sguardo su milioni di dettagli
E nonostante io li conosca quelli saranno tuoi e senza me.
Nel silenzio gelido di questo pomeriggio il mondo muta
piccole cose mi ricordano il tuo addio
L’inevitabile paradosso che dal cretese si ripete e si rinnova
Tu sai quanto ho pensato alle matematiche
Per ridurre ai minimi termini la chimica
Ma è la filosofia , la filosofia che ha riempito viaggi e notti
Una pagina di Sisifo
conosciamo le nostre condanne.
Ci uccideremo ancora al prossimo incontro
Siamo dannati all’altro.
il momento fu il momento che non fu
e ci fu un momento in cui non fummo in cui il momento era
e c’era un fu che è il momento d’ora e mi suggerisce
la prossima volta a morire sarò io.

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Maison des arts

​Labbra restarono agli angoli della bocca 

come al centro della strada durante un temporale

aspettavamo di ammalarci.

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Chi c’era lì?

Ci eravamo sputati addosso

La pietra condanna di Sisifo

Ma io vorrei essere tra le tue labbra

E scendere e salire questa insulsa vita

Per il brivido ed essere l’ago invisibile

che cuce il mio occhio al tuo.

In strade desolate ho letto il tuo terrore

E l’ingenuità che copre i tuoi gesti sotto ogni luce.

Ho masticato dubbi e paure

Quando rido sono carie tra i miei denti

E ho l’alito pregno dei sensi di colpa.

Respiro male e ho in testa un dolore

Comincio a non essere più presente

Il desiderio regna sull’infinito orizzonte

Del già detto, del morale , dell’impossibile via d’uscita.

Ci faremo del male .

Sento già le urla del tuo fantasma in camera.

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Blême cloud 

​Ventricolo e sistole di un circolo vizioso 

Tra un sorriso e l’assenza 

Oggi ancora a prestare le parole 

A questo tempo vuoto in cui non sappiamo trovarci 

Strade e ore ci separano 

la solitudine dell’andata 

La solitudine del ritorno 

E ti sei avvicinata di migliaia di chilometri

Per trovare le mie spalle 


Questa insulsa indifferenza 

Ce soir je viendrais pas


E mi hai lasciato le parole

Lettere su lettere d’inchiostro 

Parole tue e d’altri 

Che parlano della mia paura 

Della tua fragilità 

E io gioco con te 

Per pentirmene 

Per il gusto amaro del senso di colpa 

Per restare in silenzio per un po’

E sentirmi morire 

Perché io e te 

On a été dépeuplée

Dans une ville de lonh

Mais

io non ho altra amante 

Che la mia disperazione 

Ora che

in te so leggerla 

Vorrei morderti 

Strappare ogni tenerezza ai tuoi ricordi 


Io non sono niente

Un  ubriaco 

Che brandisce il suo bicchiere 

Tra la bellezza amara e l’amato senzasenso

Sperando che il tempo Vinca

In fretta 

E di buttarti giù d’un fiato.


Oggi non ti vedrò 

Ma domani ti vidi 


il futuro fu irreversibile 

Come sa fare il passato 

le parole e i fraintesi 

Allagarono gli occhi 

Avvinghiarono i corpi 

Le luci e i colpi Delle forze 

Dell’ordine sull’auto 

E noi che temevano l’arresto 

Venimmo delusi 


Solo altri debiti ebbi a pagare 

E le tue confessioni 

Martire di un tempo nemico 

A cui sorridi isterica 


E avemmo ancora campagne

In cui il piu spregevole dei possessi 

Con le urla delle assenze a venire 

Il godere violento 

Di tutti gli errori che fummo 

I morsi alla carne che faccia emergere il sangue

Infetto e anaffettivo 

Sudando tutto il male che abbiamo saputo donarci

Nelle periferie abbandonate 

Et toujours étranger

Col timore che l’ordine tornasse 

A negarci la miseria del nostro addio.


Fummo il sogno di un poeta 

Deriso dal nostro secolo .


Livida nuvola che copre la luna 

Mi accompagna nella strada dell’eterno ritorno 

Alla mia dolce disperata e bugiarda .

Spero che i mali che mi auguri 

Disperino e ti bacino

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#13

Di delega in delega

Non trovammo più legami

Immersi in molti tu di me

 

L’infinito si riscoprì senza uscita

 

 

 

Nothing was done . ‘cause nothing could end .

 

 

C’était toi là , le dernier jour , tes yeux

Maintenant il est nulle , nous sommes nulle

Tu sais ?

 

Mi ripetevo

 

Ricordati che ripeterti non ti rivela

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Entscheidungsproblem

Ho perso il bus di notte nell’urbe

Bevendo e ridendo e correndo e fallendo

Sveglio dopo l’alba con gli altri ubriachi in macchina

Ho infilato come pietre ad un filo

Una città dopo l’altra fino alla costa

E l’isole piccoli grumi negli occhi

Masticando discorsi tra gli alcol locali

 

Vomitavo quando a letto avevo due donne

Che già dormivano e che io dipingevo tra le tempie

Che battevano e lo stomaco  stringeva fino a negarmi l’acqua

Una musica assurda mi accompagnava

Come nel cratere di Nisyros  al Plenilunio augusteo

Lo spazio che detta la discrezione dei tempi

L’armonia che soffoca come l’odore di zolfo .

 

A pochi passi dalla Turchia

A pochi passi dall’isola d’if

A pochi passi dal presente con pochi spicci

E donne di paesi matriarcali che ballano

Solo su suoni sintetici.

 

Le spiagge bianche e i cieli nuvoli

Diventano la mia carne e il cemento, oggi.

 

Nei Boschi di Cezanne

che il colore preferisce

più delle banche , d’Aix , di Parigi

scovo solo il borghese

che mi guarda inorridito

per la mia miseria evidente

per la sua elemosina celata

nello sguardo altero e

riflessivo a mo’ di specchio del suo sé

 

mi sento una moda berlinese

cucita all’occhio d’un filologo greco

 

La notte una donna

mi ha parlato chiaro

dice che mi ascolta

che in casa sua piove quando io sono nella mia

che io scenda a vedere

i suoi secchi pieni e il suo bambino umido

le mie scuse non le bastano .presto andrò via.

 

Ho incontrato la Nadja di André

Mi ha sorriso nel giardino recintato

Del mio sogno . Avrei voluto

Solo chiederle di disegnare per me

la Melusina o dietro cosa corre oggi

l’occhio di Alice Maulpoix

 

Nello stupore di una calanca

Ho perso l’ultimo me

E tra le rovine dell’antica Frioul

Preda degli eserciti

ho visto l’antica anima , arida.

 

Ho detto alla donna del teatro

e delle parole bianche sulla vita nera

che non venga a guardare il mio cemento

perché non ho memoria di sentimento

e lei è già persa ,

anche se come dice

mi tiene dentro.

 

In Georgiou bay

Dove le capre mangiano

Il telo e i miei vestiti

E la roccia , arida , urla

Tra i rami che sa far nascere nella sua sterilità

Scopro

Le inevitabili contraddizioni

Che nascono da qualsivoglia assioma

Le nuove dimensioni

E il sempiterno oblio

Che m’insegna la morte

anche se muoio poco e male.

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