Saint German and a Liar

Continuavamo a perderci
Nonostante ormai ci fossimo incontrati.
Non restiamo più più più come
I caratteri sulle pagine bianche
vaghi ricordi, la cenere, come raccontarlo.
Tu eri cieca, ricordo, ogni volta che bevevi con me.
Ho pronunciato parole preziose
Che hanno rotto specchi e liberato le disgrazie.
Ho visto il cielo nei fiumi e nei mari stringendoti a me,
Negandomi quando la quotidianità mi sembrava avvicinarsi
Tutti i fallimenti e la mediocrità venivano a galla
Come un me d’estate che non sa né nuotare né affondare.
Ora mi odi come un chiacchiericcio sterile
La misera arte borghese dell’antiborghesia postindustriale
Ci dicevamo in balìa e restavamo tra le fasce di questa bàlia
Che ci ha ingoiato nel suo grande sbadiglio.
La tua sincera follia è morta almeno tre volte ai miei piedi
La mia sincera follia impugna ancora il coltello
E ci sono state altre morti che reclamano il mio nome
ma questo resta un nostro segreto
fino a che un poeta non ti apra il cuore, pronto a mangiarlo.
Ridevamo come solo i poveri sanno fare
Tra le strade costose e le statue ammuffite
Parlavamo così male anche tra noi
Che alla fine ci siamo riusciti a non capirci.
È stata come una promessa
un luccichio che si ponesse davanti ai nostri occhi
che celasse una parte di noi
quella difesa invalicabile come il coma
del tuo uomo che aveva il mio nome
condannato all’immensità delle immagini dalla tua penna
e finiva ripetendomi come chi si riconosce o chi si cerca.
Mi hai detto di scriverti solo il mio disinteresse
Ora che vivi così vicina in questa città ostile
Poggerai la leggerezza del tuo sguardo su milioni di dettagli
E nonostante io li conosca quelli saranno tuoi e senza me.
Nel silenzio gelido di questo pomeriggio il mondo muta
piccole cose mi ricordano il tuo addio
L’inevitabile paradosso che dal cretese si ripete e si rinnova
Tu sai quanto ho pensato alle matematiche
Per ridurre ai minimi termini la chimica
Ma è la filosofia , la filosofia che ha riempito viaggi e notti
Una pagina di Sisifo
conosciamo le nostre condanne.
Ci uccideremo ancora al prossimo incontro
Siamo dannati all’altro.
il momento fu il momento che non fu
e ci fu un momento in cui non fummo in cui il momento era
e c’era un fu che è il momento d’ora e mi suggerisce
la prossima volta a morire sarò io.

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http://rinabrundu.com/2011/12/19/scrittura-online-2-la-poesia-e-la-prosa-di-luca-fedele/
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