Entscheidungsproblem

Ho perso il bus di notte nell’urbe

Bevendo e ridendo e correndo e fallendo

Sveglio dopo l’alba con gli altri ubriachi in macchina

Ho infilato come pietre ad un filo

Una città dopo l’altra fino alla costa

E l’isole piccoli grumi negli occhi

Masticando discorsi tra gli alcol locali

 

Vomitavo quando a letto avevo due donne

Che già dormivano e che io dipingevo tra le tempie

Che battevano e lo stomaco  stringeva fino a negarmi l’acqua

Una musica assurda mi accompagnava

Come nel cratere di Nisyros  al Plenilunio augusteo

Lo spazio che detta la discrezione dei tempi

L’armonia che soffoca come l’odore di zolfo .

 

A pochi passi dalla Turchia

A pochi passi dall’isola d’if

A pochi passi dal presente con pochi spicci

E donne di paesi matriarcali che ballano

Solo su suoni sintetici.

 

Le spiagge bianche e i cieli nuvoli

Diventano la mia carne e il cemento, oggi.

 

Nei Boschi di Cezanne

che il colore preferisce

più delle banche , d’Aix , di Parigi

scovo solo il borghese

che mi guarda inorridito

per la mia miseria evidente

per la sua elemosina celata

nello sguardo altero e

riflessivo a mo’ di specchio del suo sé

 

mi sento una moda berlinese

cucita all’occhio d’un filologo greco

 

La notte una donna

mi ha parlato chiaro

dice che mi ascolta

che in casa sua piove quando io sono nella mia

che io scenda a vedere

i suoi secchi pieni e il suo bambino umido

le mie scuse non le bastano .presto andrò via.

 

Ho incontrato la Nadja di André

Mi ha sorriso nel giardino recintato

Del mio sogno . Avrei voluto

Solo chiederle di disegnare per me

la Melusina o dietro cosa corre oggi

l’occhio di Alice Maulpoix

 

Nello stupore di una calanca

Ho perso l’ultimo me

E tra le rovine dell’antica Frioul

Preda degli eserciti

ho visto l’antica anima , arida.

 

Ho detto alla donna del teatro

e delle parole bianche sulla vita nera

che non venga a guardare il mio cemento

perché non ho memoria di sentimento

e lei è già persa ,

anche se come dice

mi tiene dentro.

 

In Georgiou bay

Dove le capre mangiano

Il telo e i miei vestiti

E la roccia , arida , urla

Tra i rami che sa far nascere nella sua sterilità

Scopro

Le inevitabili contraddizioni

Che nascono da qualsivoglia assioma

Le nuove dimensioni

E il sempiterno oblio

Che m’insegna la morte

anche se muoio poco e male.

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http://rinabrundu.com/2011/12/19/scrittura-online-2-la-poesia-e-la-prosa-di-luca-fedele/
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