Fiori d’Eirene

Ubriaco mendico amore al marciapiede
soffocando in una corona di petali di sangue,
gocciola, ad ammalarmi le vene.
Ti prego, non la vedi la luna questa notte?
Guardala com’è pallida, un sudario
di futuro aggrinzito nel nuvolo corallo.
Stringi bene il laccio, amore mio.
La sincerità striscia silente e vaga
l’affilato tuo sguardo nel buio, invoca
la mia solitudine , la tua. Lauto
lauro indorna la putriscenza
d’isolati centri storici e volte
come celesti, vuoti. sii animo cemento
sii cuore sordo, sii vita a fiumi.
Stringi bene il laccio. Folgore
che squarci il cielo, promessa
d’un chiodo arrugginito, anche noi
stracciati e ricoperti dal sangue del fanciullo.
le mie mani, il tuo crine , il vento tra gl’ofidi
l’abisso di pupille. un uomo d’un altra lingua
strema come un disastro ambientale. Una rupe
un’incubo di cielo e d’infero, monotono
come un suon di pioggia su silenzi rigonfi di dolore.
Non c’è pace in questo mondo,
da quando ho visto lo scheletro che abiti.
La mia saliva appassisce i fiori d’Eirene.
ricorderò.
Al suono di Campana ritrovo sfingi e coriatidi.

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