aLOn*V*E

In una gabbia d’uomini
aggrappati all’utile
delle sporgenze meccaniche
un mondo opaco muove
nel vuoto della terra,
come nelle pupille arruginite
dello scacchiere di corpi.
Nella luce artificiale
misuro i centimetri
che separano le mie
scarpe dalle uguali
del carcere;
sulla mia spalla
un angelo lucente
si posa come tra fiamme,
muto,gonfio d’eternità.
Io amo, dimentico di me,
della metro, di lei,
ignorante come uno spirito
prima del risorgere della coscienza,
del suo arakiri.
La bruma dell’amore si dossolve
all’incubo eliaco del ritorno

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http://rinabrundu.com/2011/12/19/scrittura-online-2-la-poesia-e-la-prosa-di-luca-fedele/
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