Souvenir 

Un logorio lento e costante 

Fenomeni notturni di bruxismo 

Ingoio quel sorriso che era tuo 

E intono sempre la stessa nenia  

La distanza non la fanno i chilometri , 

Ma gli occhi che non so più cosa guardano 

Le parole cadute sui fondi dei calici 

Tutto ciò che non è stato detto 

Il maldetto, il malvisto

L’abitudine e il cuore che non sa smettere 

Il respiro che non sa quietarsi 

Vuoi smettermi 

Me vizio, me immorale , me folle
Gli occhi hanno sempre un orizzonte

E più volte volto resta il tuo volto 

E più volte volto resta il tuo volto volto altrove 

Un incubo che si avvera ride dei miei denti lentamente logorati che affondano 

Da qualche parte qui 

Dentro 

In questo buio dove sei 

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Veltumna fly fishing 

Come fosse una guerra persa 

La pedina in scacco alla regina 

La rayuela tra i corsi d’acqua

Dove tu in piedi nel fiume 

io disteso lungo tutto il mio corpo 

corro incontro ai tuoi misteri 

Che mi uncinano 

Risalgo mordendo il filo fino ai tuoi piedi 

Nell’immensa paura di non avere 

Altro senso che nelle tue mani 

Tu mi sorridi 

Mi ridai al fiume , al corso 

Mi dici la vita 

tu resti come quell’ombra del poeta 

In cui è scritto 

Não consentem os deuses mais que a vida.

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Abilene 

Fu il crollo , il vuoto 

L’aria immobile 

La promessa latente 

Emerse

Fingemmo di non guardarla 

Di non sentire 

Il nulla che fummo 

E il nulla che saremo 

Cosa fummo resta tra me e te fino all’oblio

E oggi non mi parli ascoltiamo 

Il sussurrare del vento tra i chilometri 

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Impasse de la croix 

Il luogo è un garage , la padrona insegna posture 

Io dico poche parole mi cerco male 

Nella bellezza della corniche 

I miei occhi fissano il vuoto 

L’assenza di noi che non siamo mai stati

In questa assenza diciamo parole ormai persi 

Persi senza essere stati Riempiamo i vuoti

 restiamo vuoti 

E avanti è tutto da rifare 

Dagli accenti alle strade di casa 

e dentro urlo il tuo nome

E qui è tutto un’altro tramonto 

E qui è tutta un’altra stazione 

Ogni anno non sono stato lo stesso 

Senza cambiare mai 

Con te mi sono trovato 

Ma tu non eri mia 

Senza averti mai avuta , perderti 

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Dans quelques jours

Dio fu dio fu Trino  

Come noi 

Che non avemmo la forza di amarci 

Solo l’ingenuità 

Ci consumammo nella carne 

E restammo a guardarci con gli occhi cavi 

Le parole furono piccoli sassi 

Aridi e ambigui che cadevano via 

La stanza si disperse come anni

E i ricordi sono bui , scoloriti dal vuoto 

Degli addii ordinari e soffocati

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Ç

Dove sei ? 

Inizio a chiederlo ora che ancora sei qui

Ti ho già persa e ti stringo 

Non ho osato 

Vigliacco sul tuo petto 

Resto nudo 

Elemosino come di sabato 

Una birra ad un amico con cui non parlo mai

Cosa resta ? 

Senza futuro senza presente 

Cos’è questo pensiero ? 

Da dove viene ? 

Dove sei ?

Un moto lento 

Che attraversi i metri quadri 

I metri, i piedi scalzi 

L’arido bianco armato 

Fermo il passo 

Rinnego il respiro profondo 

Anelo l’angelo della superficie 

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Nur

È la lentezza , le parole che cadono 

Come la sera 

Lo sguardo perso dal lampione 

Al cielo scuro 

Il vuoto di dentro che si specchia 

Nell’assenza del fuori 

Infinite volte , lasciando un’eco che è nulla. 

Appartenere all’impossibile desiderio 

Baciare ogni illusione 

Cucire alle ciglia il proprio inganno 

Develto il mistero torna a sé 

Ed io non resto io

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