Liponimi

​Al bordo dell’incanto 

Mordendoci le carni 

Sogni confusi d’anime e sospetti 

La luna veste le nostre parole 

Il giorno ne allunga le ombre  

Ho urlato il tuo nome 

I passanti hanno riso 

Volevo sentirmi ridicolo 

Come fissandoti 

Dove non potrei 

Distruggendo ogni passato. 

Su un filo logico 

Pendo il capo 

Il suicidio della mente 

Per averti e confondermi 

Senza pensieri, solo occhi, solo percepire.

Sei qui. Ma mi manchi

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Zwecks

​Maledici me e rinnegami 
Ritornai alle strade ai tetti

Alle case, alla lingua, ai letti 

Sentirsi a casa e a casa fuori luogo

Forse ho perso tutto 

La strada,la casa,la lingua, 

Il tetto, il letto.

Ho capito che so abitare solo degli occhi.

Lei ha pianto sul mio petto

Contro il cuore che ha odiato, 

L’eterno ciclo del ritorno 

Vive di scarti,elicoidale; 

Delle cose sono cambiate. 
Una donna mi ha chiesto del Tevere 

Perché parlava dello Sprea

Ed eravamo sulla Senna 

Ma io negli occhi ho il mare 

E l’ascolto Parlare 

Di come l’arte la seduca

che ogni opera reclami una donna 

Il sesso è il letto del suo discorso 

Credo sia più onesto dirle,

Aspettando il notturno,

Che io so abitare i suoi occhi 

Che il letto del fiume 

È una culla di suicidi,

Lei cosparge l’aria dei sensi dispersi.

L’ho sentita urlare

Strapparmi la pelle con le unghie 

Tra spirali di fumo che sempre mi accompagnano 

Mentre si ripeteva

Echi e chi, chi. Eva.
Le ho detto 

Che io sono gli altri 

Che lei non esiste 

Che tutto ciò che è reale è costruito,

Tornare al sé al so alla solitudine.

I suoi occhi hanno capito 

Il suo corpo come il suo cervello 

Non voleva far altro che sudare.
Non ci conosceremo mai. 

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παρέγκλισις

​Perdemmo la menzogna 

La barbarie ci invase come la notte 

Restai minimo 

Mostrandoci i denti sembravamo ridere 

Fumavano come il cielo nel Novecento 

Confondendo il momento sperando fosse

l’ultimo 

Senza speranza né posteri 

Fissando fissavo la catastrofe

Identitica ad ogni passato 

Ad ogni passo 

Al primo amore  

L’ultimo me  

Nominava come il primo Adamo 

I sogni traditi del senso 

La morte di Dio

ci insegnò la necessità 

di non ambire ad essere 

colui che è

Perdemmo accenti e toni

L’immenso compito 

Fu il monito 

Essere è essere la necessità 

Colui e 

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Saint German and a Liar

Continuavamo a perderci
Nonostante ormai ci fossimo incontrati.
Non restiamo più più più come
I caratteri sulle pagine bianche
vaghi ricordi, la cenere, come raccontarlo.
Tu eri cieca, ricordo, ogni volta che bevevi con me.
Ho pronunciato parole preziose
Che hanno rotto specchi e liberato le disgrazie.
Ho visto il cielo nei fiumi e nei mari stringendoti a me,
Negandomi quando la quotidianità mi sembrava avvicinarsi
Tutti i fallimenti e la mediocrità venivano a galla
Come un me d’estate che non sa né nuotare né affondare.
Ora mi odi come un chiacchiericcio sterile
La misera arte borghese dell’antiborghesia postindustriale
Ci dicevamo in balìa e restavamo tra le fasce di questa bàlia
Che ci ha ingoiato nel suo grande sbadiglio.
La tua sincera follia è morta almeno tre volte ai miei piedi
La mia sincera follia impugna ancora il coltello
E ci sono state altre morti che reclamano il mio nome
ma questo resta un nostro segreto
fino a che un poeta non ti apra il cuore, pronto a mangiarlo.
Ridevamo come solo i poveri sanno fare
Tra le strade costose e le statue ammuffite
Parlavamo così male anche tra noi
Che alla fine ci siamo riusciti a non capirci.
È stata come una promessa
un luccichio che si ponesse davanti ai nostri occhi
che celasse una parte di noi
quella difesa invalicabile come il coma
del tuo uomo che aveva il mio nome
condannato all’immensità delle immagini dalla tua penna
e finiva ripetendomi come chi si riconosce o chi si cerca.
Mi hai detto di scriverti solo il mio disinteresse
Ora che vivi così vicina in questa città ostile
Poggerai la leggerezza del tuo sguardo su milioni di dettagli
E nonostante io li conosca quelli saranno tuoi e senza me.
Nel silenzio gelido di questo pomeriggio il mondo muta
piccole cose mi ricordano il tuo addio
L’inevitabile paradosso che dal cretese si ripete e si rinnova
Tu sai quanto ho pensato alle matematiche
Per ridurre ai minimi termini la chimica
Ma è la filosofia , la filosofia che ha riempito viaggi e notti
Una pagina di Sisifo
conosciamo le nostre condanne.
Ci uccideremo ancora al prossimo incontro
Siamo dannati all’altro.
il momento fu il momento che non fu
e ci fu un momento in cui non fummo in cui il momento era
e c’era un fu che è il momento d’ora e mi suggerisce
la prossima volta a morire sarò io.

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Maison des arts

​Labbra restarono agli angoli della bocca 

come al centro della strada durante un temporale

aspettavamo di ammalarci.

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Chi c’era lì?

Ci eravamo sputati addosso

La pietra condanna di Sisifo

Ma io vorrei essere tra le tue labbra

E scendere e salire questa insulsa vita

Per il brivido ed essere l’ago invisibile

che cuce il mio occhio al tuo.

In strade desolate ho letto il tuo terrore

E l’ingenuità che copre i tuoi gesti sotto ogni luce.

Ho masticato dubbi e paure

Quando rido sono carie tra i miei denti

E ho l’alito pregno dei sensi di colpa.

Respiro male e ho in testa un dolore

Comincio a non essere più presente

Il desiderio regna sull’infinito orizzonte

Del già detto, del morale , dell’impossibile via d’uscita.

Ci faremo del male .

Sento già le urla del tuo fantasma in camera.

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Blême cloud 

​Ventricolo e sistole di un circolo vizioso 

Tra un sorriso e l’assenza 

Oggi ancora a prestare le parole 

A questo tempo vuoto in cui non sappiamo trovarci 

Strade e ore ci separano 

la solitudine dell’andata 

La solitudine del ritorno 

E ti sei avvicinata di migliaia di chilometri

Per trovare le mie spalle 


Questa insulsa indifferenza 

Ce soir je viendrais pas


E mi hai lasciato le parole

Lettere su lettere d’inchiostro 

Parole tue e d’altri 

Che parlano della mia paura 

Della tua fragilità 

E io gioco con te 

Per pentirmene 

Per il gusto amaro del senso di colpa 

Per restare in silenzio per un po’

E sentirmi morire 

Perché io e te 

On a été dépeuplée

Dans une ville de lonh

Mais

io non ho altra amante 

Che la mia disperazione 

Ora che

in te so leggerla 

Vorrei morderti 

Strappare ogni tenerezza ai tuoi ricordi 


Io non sono niente

Un  ubriaco 

Che brandisce il suo bicchiere 

Tra la bellezza amara e l’amato senzasenso

Sperando che il tempo Vinca

In fretta 

E di buttarti giù d’un fiato.


Oggi non ti vedrò 

Ma domani ti vidi 


il futuro fu irreversibile 

Come sa fare il passato 

le parole e i fraintesi 

Allagarono gli occhi 

Avvinghiarono i corpi 

Le luci e i colpi Delle forze 

Dell’ordine sull’auto 

E noi che temevano l’arresto 

Venimmo delusi 


Solo altri debiti ebbi a pagare 

E le tue confessioni 

Martire di un tempo nemico 

A cui sorridi isterica 


E avemmo ancora campagne

In cui il piu spregevole dei possessi 

Con le urla delle assenze a venire 

Il godere violento 

Di tutti gli errori che fummo 

I morsi alla carne che faccia emergere il sangue

Infetto e anaffettivo 

Sudando tutto il male che abbiamo saputo donarci

Nelle periferie abbandonate 

Et toujours étranger

Col timore che l’ordine tornasse 

A negarci la miseria del nostro addio.


Fummo il sogno di un poeta 

Deriso dal nostro secolo .


Livida nuvola che copre la luna 

Mi accompagna nella strada dell’eterno ritorno 

Alla mia dolce disperata e bugiarda .

Spero che i mali che mi auguri 

Disperino e ti bacino

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